Il disagio minorile ha cause multifattoriali. Spesso infatti sono il frutto di una concomitanza di fattori socioculturali, carenze educative, fragilità familiari, difficoltà economiche, relazionali e motivazionali che portano i minori a vivere il futuro in una costante incertezza, generando ansia e stress. Tutto ciò incide sulla qualità dell’ambiente in cui crescono i ragazzi e le ragazze, spesso mostrando comportamenti contrastanti: dal ritiro sociale, timidezza eccessiva, disturbi emotivi (ansia e depressione), ai disturbi alimentari, all’uso eccessivo dei social media e videogiochi, comportamenti autolesivi, fino ad arrivare agli agiti violenti.
Quali sono i campanelli di allarme?
In generale bisogna attenzionare i cambi repentini di comportamento, sia a casa che a scuola, che riguardano sia il rendimento scolastico sia la gestione delle emozioni.
A scuola, riconoscere tempestivamente i comportamenti di disagio è fondamentale per prevenire l’abbandono scolastico e forme di isolamento e di ansia eccessiva. Prestare attenzione ai comportamenti sociali, la partecipazione o il rifiuto ad attività di gruppo, se è presente una timidezza eccessiva o un comportamento passivo. Al tempo stesso osservare scoppi d’ira immotivati, o un linguaggio inappropriato od offensivo verso compagni o insegnanti, perdita di interesse a qualsiasi proposta di attività, comportamenti oppositivi e ribellione alle regole.
Oltre a questi segnali più emotivi e comportamentali, ci possono essere sintomi fisici?
Certo che sì, dai sintomi psicosomatici come il mal di pancia, mal di testa, stanchezza cronica, ma anche crisi di pianto frequenti, tristezza, scarsa concentrazione e attenzione. Tutti sintomi da indagare possibilmente in collaborazione con la famiglia per comprendere meglio la causa di tali disagi e affrontarli insieme.
Come intervenire?
Ricordiamo che la fragilità richiede un approccio relazionale, fondamentale, sia con il minore che con la famiglia, quindi un atteggiamento di ascolto e di interventi mirati che possano favorire il ripristino del benessere psico-fisico. Trovare percorsi di supporto adeguati al malessere manifestato è fondamentale.
Gli insegnanti e i genitori come possono approcciarsi con il minore che manifesta disagio?
Non colpevolizzandolo o giudicandolo ma per esempio trovando uno spazio più informale per istaurare un dialogo senza sminuire ciò che prova, aiutandolo a trovare un nome alle emozioni che prova, comprendere se si tratta di frustrazione o ansia, tristezza, paura. Individuare le risorse del minore e incoraggiandolo ad affrontare le situazioni in modo sano e costruttivo grazie all’esempio che possono fornire gli adulti di riferimento. Incoraggiandoli a trovare attività di sfogo sane come uno sport, la scrittura o l’espressione artistica.
Non sottovalutare mai il disagio dei minori e incoraggiarli ad intraprendere un percorso psicologico può davvero prevenire situazioni più difficili che possono dare origine a disturbi patologici complessi. Uno sguardo sistemico, con il supporto psicologico genitoriale e la consulenza ai docenti nelle scuole, sarebbe l’intervento più appropriato per fornire concretamente un aiuto a tutte le persone coinvolte, perché il disagio al minore non riguarda solo il minore ma tutte le sue figure adulte di riferimento.
Dott.ssa Laura Sartorelli
